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  • Francesca

Non neghiamo la felicità ai nostri figli!

I #figli sono la parte più bella di noi in giro per il #mondo. E non è semplice prenderne atto.

La prima grande #sfida a cui siamo chiamati noi genitori è la gestione dell’egoismo, della paura e dell’ansia. Il tema è il #viaggio… senza #mamma e #papà.



Immediatamente dopo le feste di Natale, la scuola lancia la bomba #camposcuola: Casale di Massa Martana. Partenza 13 maggio. Rientro 17 maggio.

Giada mi comunica che hanno parlato di questo in classe e dai suoi occhi intuisco che sarebbe davvero #felice di andarci ma, sulle prime, il terrore che le possa accadere qualcosa e che possa vivere male #lontana da me, mi spinge a dirle che lei non ci andrà. Quanta #presunzione nei pensieri delle #mamme!



Passo al vaglio le nostre #abitudini. Le preparo lo #zaino e la #merenda tutte le #mattine. Le preparo i #vestiti che indosserà il giorno dopo. La sera si addormenta con me, il papà o la sorella. Le leggiamo un #libro. La #notte capita che si svegli e venga a infilarsi nel nostro letto. Non l’abbiamo mai mandata via. Come non abbiamo mai mandato via Gaia. Le abbiamo sempre tenute tra noi. In barba a ogni preteso insegnamento pedagogico e contro la parola giurata degli esperti, abbiamo sempre immaginato che dare loro #amore e #protezione, gli avrebbe insegnato a gestire #paura e #insicurezze, nella certezza che noi ci saremmo sempre stati. Con il #sole e nel cuore della #notte.

Quindi, come può questa ragazzina stare lontana da me? Da noi? (La mamma torna in modalità “presuntuosa”!).




Dopo il primo annuncio, Giada fa un altro timido tentativo. Fissando il mio sguardo, comprende che è il caso di non parlarne più.

Il suo #silenzio nei giorni successivi. Il suo modo di essersi ritirata, nel rispetto della mia volontà. La sua capacità di essere #delicata e il fatto che non ci sia stato un #capriccio, né una reazione isterica al mio diniego, inizia a tormentarmi.


Non c’è stato giorno in cui il mio pensiero non tornava automaticamente sul campo scuola. #Pensieri che si alternavano tra “ma forse dovresti lasciarla andare” e una serie di angosce: “se il pullman prende male una curva e si schianta da qualche parte?”; “se si sveglia la notte e nessuno si accorge che cerca aiuto?”; “se le viene una crisi asmatica?”.




Il mio fermo “no” inizia a trasformarsi in un “forse”. L’irrevocabile decisione di pietra inizia a sgretolarsi. Ne parlo con Pier Paolo, dopo un po’ di giorni di riflessione da sola. Per lui potrebbe andare. E ai vari interrogativi che mi pongo, se ne aggiunge uno nuovo: “ma che diritto ho di negare la felicità a mia figlia?”.

Affinché il condizionale si trasformi in una certezza, inizio a prendere militari informazioni su come questa scuola gestisce il flusso di notizie dal campo. Gaia ha frequentato un’altra scuola elementare e tutti gli anni partiva, dopo aver rotto il muro di resistenza del primo anno. Ma a me sembrava di stare con lei e cominciai a rilassarmi definitivamente quando chiesi alla maestra di parlarle al telefono e #Gaia mi liquidò in due secondi (“ciao mamma, sto facendo un meraviglioso castello di sabbia”), restituendo in tutta fretta il cellulare.




Dunque, la raccolta di informazioni va a buon fine. La condivido con Pier Paolo. È deciso: Giada parte! Glielo comunichiamo a cena. La gioia!

La settimana successiva andiamo a comprare delle cose che le servono per il suo #primoviaggio da sola. Scegliamo un sabato mattina così possiamo stare in giro quanto vogliamo. Siamo andate nel suo negozio preferito e ci siamo anche concesse un pranzo #McDonalds (che io detesto e lei ama).


Prepariamo la valigia, seguendo con estrema precisione il #vademecum consegnato dalla scuola, e coinvolgendo Gaia nella catalogazione dei “cambi vestiti” (un cambio completo per ogni singolo giorno etichettato e imbustato).




Alle 8.30 del 13 maggio, eccoci al pullman. Sistemiamo il bagaglio e Giada sale. La baciamo e le auguriamo di divertirsi come se non ci fosse un domani. Un nodo si stringe in gola.

Da quel momento, mamme salgono e scendono dal pullman, per controllare la posizione dei loro bambini. Io evito. A #Giada non piacciono i #saluti.


Il nodo resta là, fermo nel punto in cui si era stretto, per tante ore. Inizia a sciogliersi quando nel #gruppowapp “campo scuola” arriva la #notizia che i #bambini sono arrivati a #destinazione. E la situazione diventa sempre più gestibile con i #racconti vocali di una delle maestre che era con loro, con le fotografie che ci arrivavano. Sono tutti #felici!


Giada, insieme ai suoi amici, ha composto una canzone meravigliosa, l’hanno cantata ogni giorno a Massa Martana e ce l’hanno dedicata all’arrivo.



Giada ha imparato la #magia delle favole di sera, accompagnate dal #suono della #chitarra, davanti al #camino.


Le #immagini pubblicate in questo articolo sono arrivate nel gruppo wapp… avremmo negato a nostra #figlia la #gioia di questi #colori e la straordinaria #avventura della #scoperta.

Avremmo negato a nostra figlia la #felicità... senza averne alcun diritto!


Lasciamoli andare... lasciamoli crescere con gioia...

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